L’aumento dei prezzi del gas costa all’Unione europea 620 milioni di euro. Nei primi giorni di marzo l’aumento cumulato dei prezzi del GPL ha superato il 60%; si tratta della maggiore volatilità dai tempi della crisi energetica del 2022.

Lunedì, QatarEnergy ha diffuso un comunicato sulla situazione del più grande terminale di esportazione di GNL al mondo, “Ras Laffan”, che ha completamente interrotto la produzione a causa di un attacco con drone condotto dall’Iran. L’impianto è responsabile di quasi il 20% delle forniture globali di GNL e il suo volume annuo di esportazione ammonta a 80 milioni di tonnellate.

La situazione si è aggravata drasticamente quando lo stretto di Hormuz – una rotta di transito fondamentale per l’export qatariota di GNL – è stato di fatto chiuso a causa dell’escalation del conflitto in Medio Oriente. Dallo scorso fine settimana il traffico delle petroliere nello stretto si è quasi completamente fermato. Questo “collo di bottiglia” del trasporto marittimo gestisce oltre il 20% del commercio mondiale di GNL.

Aumento dei costi dell’energia

Gli aumenti dei prezzi avvengono su uno sfondo di quotazioni già elevate. Dall’inizio di marzo il prezzo europeo dell’energia prodotta da GPL è salito sopra i 50 €/MWh, con un aumento di circa il 50% nell’ultimo mese e di oltre il 40% su base annua.

Come osserva Marin Gillot di Strategic Perspectives, appena tre giorni di oscillazioni dei prezzi del gas sono costati all’Europa circa 620 milioni di euro – una cifra paragonabile all’investimento necessario per installazioni solari in grado di alimentare circa 220.000 famiglie per un anno.

“Questo dimostra quanto il sistema energetico europeo resti fortemente esposto agli shock geopolitici e alle crisi esterne, che si riflettono immediatamente sui prezzi dell’energia”, afferma l’esperto, aggiungendo che la direzione della soluzione è già nota: “accelerare l’elettrificazione, sviluppare le fonti rinnovabili e migliorare l’efficienza energetica può ridurre la domanda di gas nell’Unione europea fino al 70% entro il 2040”.

La Polonia, come altri paesi europei, effettua regolarmente acquisti aggiuntivi di GNL e riempie gli stoccaggi di gas prima della stagione invernale. Nelle condizioni attuali, tuttavia, potrebbe rivelarsi impossibile acquistare la materia prima a prezzi favorevoli, con conseguenze dirette sul costo della vita.

L’aumento dei costi dell’energia non riguarda solo le famiglie. È anche una sfida seria per l’industria. Il gas è infatti indispensabile in molti settori dell’economia, per esempio nella produzione di fertilizzanti. Per questo il problema ha una dimensione molto più ampia e incide sul funzionamento dell’intera economia – osserva il dottor Andrzej Kassenberg dell’Istituto per lo Sviluppo Sostenibile e esperto della Coalizione Climatica.

È tempo di cambiare le regole

La dipendenza dai combustibili fossili, soprattutto importati da regioni caratterizzate da rischi geopolitici, rappresenta un problema serio. È stato così nel caso della dipendenza dalle materie prime energetiche russe.

Oggi anche la situazione in Medio Oriente dimostra che petrolio e gas possono diventare fattori che minacciano il funzionamento stabile dell’economia e della società – sottolinea Kassenberg, aggiungendo: “spendiamo 9-10 miliardi di złoty (ca 2 miliardi di euro) per i sussidi al carbone e sosteniamo anche costi elevati per l’acquisto di combustibili importati. Questa filosofia di funzionamento del sistema energetico si è ora scontrata con la realtà”.

Secondo l’esperto, la soluzione chiave è accelerare la transizione energetica e investire nelle fonti rinnovabili nazionali, che possono ridurre la dipendenza dalle importazioni soggette a forte volatilità dei prezzi e a tensioni geopolitiche.

Anche i prezzi dei sistemi di accumulo dell’energia stanno diminuendo rapidamente. Il cambiamento del modello energetico offre quindi la possibilità di evitare shock simili in futuro – spiega Kassenberg, aggiungendo che è fondamentale “abbandonare il modello basato esclusivamente su grandi impianti centralizzati e sulla costruzione della sicurezza ‘dall’alto’, a favore di un approccio opposto: costruire la sicurezza ‘dal basso’, attraverso piccoli sistemi energetici locali e il più possibile autosufficienti”.

Le rinnovabili stanno già salvando i portafogli dei consumatori

Secondo l’Agenzia internazionale dell’energia (IEA), le nuove capacità eoliche e solari installate tra il 2021 e il 2023 dovrebbero far risparmiare ai consumatori dell’UE circa 100 miliardi di euro, riducendo l’esposizione agli alti prezzi dei combustibili fossili e abbassando i prezzi all’ingrosso dell’elettricità, che altrimenti nel 2022 sarebbero stati più alti di circa l’8%.

Nel 2025 la sola energia solare ha generato oltre 340 TWh, raggiungendo circa il 12,5% della produzione di elettricità nell’UE e contribuendo a contenere la produzione da combustibili fossili, nonostante le oscillazioni della produzione idroelettrica ed eolica.

Gli scenari proposti dai centri di ricerca europei indicano che una drastica riduzione della dipendenza dal gas è realistica. Un’analisi dettagliata, “EU Gas Exit Pathway”, preparata da Agora Energiewende, dimostra che “l’Unione europea può ridurre il consumo di gas della metà entro il 2030 e uscire completamente da questo combustibile entro il 2050, mantenendo allo stesso tempo gli attuali livelli di produzione industriale e sicurezza energetica senza cambiamenti radicali nei comportamenti dei consumatori”.

L’implementazione su larga scala dell’energia eolica e solare permetterebbe di raggiungere una situazione in cui le fonti rinnovabili produrrebbero circa il 70% dell’energia entro il 2030 e l’85% entro il 2040. Le centrali a gas potrebbero passare dal ruolo di fonti di base a quello di impianti di riserva. Il settore elettrico sarebbe in grado di abbandonare più rapidamente il gas fossile, grazie alla rapida espansione della capacità solare ed eolica.

Tradotto da Cesare Ceccato. Leggi qui l’articolo originale.

The using Party credits the source Party prominently (Focus Europe Poland)

, , , ,
Per approfondire
Latest Posts from Focus Europe

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *